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domenica 4 giugno 2017

Profanare un Corano è peccato?



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Cari Esegeti di Risposte Cristiane,
sono una ragazza all’ultimo anno di Ragioneria e mi sono innamorata di un mio compagno di classe, di nome Aiman.
Credo abbiate capito perché vi scrivo: il ragazzo che mi piace è musulmano. No, non fraintendetemi, il problema non è la sua religione, né che magari mio papà non condivida, perché io ho sempre avuto un sacco di amici di tutte le religioni (musulmani, sick, indù e uno persino shintoista), e hanno pure frequentato casa mia. E poi il ragazzo che mi piace non è straniero, ma italiano: perché è nato in Italia e ha cittadinanza italiana (già vota!), e anche se i suoi sono marocchini, lui ha la pelle più chiara di certi nostri compagni meridionali! Inoltre, come tutti i ragazzi italiani, veste in jeans e maglietta, va in discoteca, gioca a calcio, si vanta di aver fatto sesso; solo che lui in più non mangia carne di maiale, va in moschea, sa l’arabo e fa il ramadan, come tutti i miei amici di religione diversa.
A questo punto, vi chiederete, dove sta il problema… Beh, il problema sta che lui è, in realtà, un ragazzo molto timido. Me lo ha fatto capire l’altro giorno una mia amica, dicendomi: «Ma sveglia! Ma non lo vedi che quello sfigato è ancora vergine?» Lei infatti non capisce perché mi piaccia nonostante che non abbia ancora la patente pur essendo più grande, sia basso, porti gli occhiali, abbia una ridicola frangetta a scodella e i capelli con la riga nel mezzo. Ma io dietro quegli occhiali tondi da detective Conan, ci vedo uno sguardo da cucciolone timido, e poi trovo che, nonostante la scuola, sia un ragazzo sveglio e dotato. Ma comunque, grazie alla mia amica, ho almeno capito perché mi sfuggiva durante l’intervallo ed evitava di guardarmi quando mi avvicinavo con la maglietta slacciata. Così ho pensato ad un modo diverso per avvicinarmi, e qui sono nati i problemi.
L’altro giorno sono andata a casa sua per aiutarlo, dato l’esame imminente. Eravamo soli, così ho iniziato subito a fargli capire che quel pomeriggio volevo fare qualcosa di più con lui, ma lui sfuggiva sempre il mio sguardo; mi sono pure aperta la camicetta per provocarlo, e lui è diventato rosso. A un certo punto ho pensato anche che fosse gay, e mi sarebbe davvero dispiaciuto fare una violenza simile a un ragazzo gay; ma io volevo una risposta: così gli ho messo la mano tra le gambe, e una risposta c’è stata… Ma subito è corso via, ha aperto un libro sul tavolo e si è messo a recitare qualcosa in arabo. Non capivo, sembrava pregasse. Così gli sono andata vicino, e gli ho detto che non doveva essere timido, e poi gli ho slacciato i pantaloni (devo dire che capisco perché dicono che i marocchini siano dotati!) per fargli una sega, mentre lui non reagiva, ma continuava a recitare in arabo, come dovesse resistermi. Allora gli ho spiegato che anche la mia religione vieta di fare sesso prima del matrimonio, ma io vado in chiesa a confessarmi con Don Teodosio e poi sono di nuovo a posto con Dio. Alla fine è venuto sborrando sul libro. Io ho pensato che mi avrebbe finalmente baciata, ma è scappato via, piangendo e gridando come se fossi una diavolessa tentatrice. Mi sono sentita in colpa, perché non pensavo che avrebbe reagito così male, e dopo essere uscita mi sono sentita male (spiritualmente): temo di aver profanato un Corano, di aver mancato di rispetto a un libro sacro e che ora Dio sia arrabbiato con me. Che cosa posso fare?
Martina 
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Cara sorella in Cristo, Martina,
ma cosa ti fa credere che il Corano sia un libro sacro? Il Corano ha certamente origini preternaturali, così come la Torah e la Bibbia prima di lui, ma contrariamente a questi due esso non proviene né è stato ispirato da Dio, ma bensì dal Maligno, e direttamente nel suo idioma infernale; quindi tu, profanandolo, non hai commesso nulla che possa aver arrabbiato il Signore, perché non è affatto un libro benedetto, ma anzi maledetto!
Certo, tu hai sparso il seme del tuo amico, e questo, come sappiamo dalla storia di Onan, è cosa che fa infuriare il Signore (che, infatti, lo ha stecchito!), ma nel tuo caso è diverso: primo, perché si trattava di sperma di infedele, che di certo Nostro Signore non voleva finisse nella tua vagina, magari ingravidandoti (anche se da questa evenienza ti avrebbe senz’altro preservata, perché sei una pia e brava figliola, timorata di Dio, che va sempre a confessarsi); secondo, perché così facendo hai insudiciato un Corano, la qual cosa è certamente gradita al Signore. Devi sapere, infatti, che non solo lo sperma versato rende peccatore l’autore dello spargimento (ma questo non è il tuo caso), ma rende anche «immonda» ogni cosa che sporca. Nel capitolo sulle impurità sessuali del Levitico, infatti, è possibile leggere: Ogni veste o pelle, su cui vi sarà un'emissione seminale, dovrà essere lavata nell'acqua e sarà immonda fino alla sera (Lv 15,17). E se è vero che il passo citato parla solo di vesti e di pelli, e anche vero che per poterne capire la reale portata bisogna contestualizzarlo nella realtà socio-giuridica della comunità dei primi pastori semiti del XII sec. a. C. in cui fu scritta la legge mosaica. Per loro, infatti, l’unico rapporto biblicamente concepibile era soltanto quello tra marito e moglie, quindi coniugale, e dunque consumato presumibilmente all’interno del talamo nuziale, dove l’unica prescrizione biblicamente sensata sullo spargimento del seme (per polluzione notturna o spargimento involontario, come emissione frettolosa, un salto della quaglia, o una fuoriuscita post-coitale dalla vulva) era quella sull’imbrattamento di vesti e di pelli che costituivano il giaciglio nuziale o gli abiti dei consorti. Ma se il seme proveniente da un rapporto lecito può rende immonde vesti e pelli su cui si posa, certamente può rendere immonda ogni altra cosa. Certo, si potrà obiettare che non è detto che tale prescrizione, valida per gli ebrei, sia condivisa anche dai musulmani (a cui, anzi, stanno leggermente sul cazzo), e che in tutto il Corano non ci sta una sola Sura sull’impurità degli oggetti contaminati da sperma (ma dopotutto non mi stupisce, dato che è un libro di origine demoniaca e che quindi mira proprio a rendere dannato chi lo segue), ma è senz’altro vero che l’emissione di sperma è uno di quegli avvenimenti che rendono il musulmano in stato di “impurità maggiore” (hadath akbar), cioè impossibilitato a pregare (e ora, ditemi voi quale razza di religione può arrivare a considerare una cosa naturale, come l’emissione di sperma, così immonda da rendere il credente addirittura indegno di pregare – peraltro col culo per aria, tanto per farvi capire che razza di presa in giro sia come religione!), almeno fino al rito purificatorio del ghusl; per questo, probabilmente, il tuo amico è corso in bagno piangendo come una verginella brutalizzata: perché consapevole di dover sottoporsi a un lungo e laborioso rituale di abluzioni. E se, come il credente, pelli e vesti possono essere lavate per ritornare al loro stato di mondezza, una volta arrivata la sera; di certo non si possono lavare le pagine di un Corano, che quindi la famiglia del tuo amico avrà dovuto buttare, facendo per una volta – grazie a te – una cosa gradita al Signore.
Quanto alla verginità del tuo amico, non so dirti se essa dipenda da una stretta osservanza alla legge coranica (Cor 24:2) o dal fatto che sia semplicemente sfigato, nel senso letterale del termine (cioè, ‘senza figa’); ma, nel primo caso, hai provato a spiegargli che Allah non esiste e che Maometto non era il suo profeta (ma solo un cammellaro ignorante)? E, nel secondo, che nel Cristianesimo c’è una Buona Novella anche per lui? Sì, perché coll’avvento di Cristo, che ha rinnovato la legge mosaica, c’è una Buona Novella per ognuno di noi: infatti, per un cristiano non è assolutamente necessario arrivare vergine al matrimonio, altrimenti il buon san Paolo non avrebbe scritto, nella sua lettera ai Corinti: quindi anche chi dà la sua verginità in matrimonio fa bene, ma chi non la dà in matrimonio fa meglio (1 Cor 7,38). Quindi, se il tuo amico si convertisse, troverebbe un sacco di pie ragazze disposte a dargliela (e parliamo di figa bianca!), perché da brave cristiane sanno che la Legge del Signore va messa in pratica in ogni sua parte (anche nella seconda parte della proposizione di san Paolo), come Giosuè ci rammenta: Solo sii molto forte e coraggioso; abbi cura di mettere in pratica tutta la Legge che Mosè, mio servo, ti ha data; non te ne sviare né a destra né a sinistra, affinché tu prosperi dovunque andrai. Questo libro della legge non si allontani mai dalla tua bocca, ma meditalo, giorno e notte; abbi cura di mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto; poiché allora riuscirai in tutte le tue imprese, allora prospererai (Gs 1,7-8); e per noi cristiani il Libro non è solo la prima parte, la Legge di Mosè, ma soprattutto la seconda, il Vangelo, con cui il Figlio ha completato l’opera del Padre. Ovviamente, per non commettere peccato bisogna darla nel nome del Signore: e chi la dà in matrimonio (quello canonico, benedetto dal Signore; il resto è solo concubinaggio!) certamente la dà in Suo Nome; mentre chi ne è fuori deve farlo aderendo a uno scopo superiore, cioè nel volere del Signore, come potrebbe essere, ad esempio, la conversione di un infedele: Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente (Mt 28,19-20). Quindi, se tu la usassi per convertire il tuo amico, la daresti certamente nel Nome del Signore.
Ovviamente, non è saggio che tu gliela dia subito, perché i musulmani possono essere molto infìdi, e arrivare a perseguire i loro scopi anche coll’inganno (legge del taqiyya); però potresti sempre fargliela vedere o annusare per convincerlo a passare all’unica vera fede. Ed è opportuno anche che non sia più tu a masturbarlo, perché, se sta veramente seguendo un percorso di conversione, inevitabilmente ti troveresti prima o poi a spargere il seme di un cristiano; ma certamente non puoi neanche lasciare che sia lui a dannarsi con le sue mani, come Onan – specie dopo che sei stata tu a ingrifarlo! – ma basterà che tu lo aiuti a non spargere il suo seme, accogliendone parte dentro la tua bocca e parte magari su un altro Corano, così da simboleggiargli la speranza in fondo al percorso che sta intraprendendo, e far buttare via ai suoi un altro Corano per la gioia del Signore.


Quando, invece, sarai sufficientemente sicura delle sue intenzioni, portarlo pure da don Teodosio: se il tuo amico è veramente così dotato come dici, sarà ben contento di chiudersi con lui giorno e notte in sacrestia per mostrargli la retta via che conduce al Signore.
E, mi raccomando, dopo la conversione, digli per piacere di cambiare quel cazzo di nome! Non dico di stravolgerlo completamente, ma gli basterebbe aggiungere una e e cambiarlo in Aimone, come Sant'Aimone di Halberstadt, vescovo di Halberstadt, o Sant'Aimone di Urtières, vescovo di Maurienne, per avere un nome normale e, soprattutto, cristiano!

Eusebio